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  martedì, 26 agosto 2008 // pensieri sparsi da 22 giorni di viaggio on the road
- complessivamente 120 ore di viaggio, sparse tra traghetti con le piattole, treni turchi, pullman scomodi e simpatiche camminate al sole con tre zaini in due - io e l'amorA che dopo 22 giorni non solo non abbiamo litigato, ma abbiamo ancora un macello di cose da dirci e ormai parliamo in un linguaggio sconosciuto ai più - ettolitri di caffè superspesso e thé - Atene, acropoli illuminata - noi due giriamo a caso da Atene a Salonicco senza aver la minima idea di come arrivare in Turchia, senza un posto dove dormire, molto rocchenroll e molto ontheroad - bere birra e ascoltare i Beirut mentre il sole tramonta non troppo in lontananza e il treno sfreccia verso la Turchia, piedi nudi e mezzelune disegnate un po' ovunque - ore sveglie in piena notte, ad ascoltare i rumori della dogana, e interminabili controlli passaporti - lo zaino che si rompe, e ce lo aggiusta un vecchio greco con del fil di ferro tirato fuori da chissà dove - dormiamo in stanze spoglie, la casa sul Bosforo ci accoglie inaspettata, i nostri padroni di casa si parlano in svariati idiomi a noi conosciuti e non e si fanno la doccia insieme a qualunque ora del giorno - Arnavutkoy: partiamo con chiavi di casa rosa e nemmeno una cartina, girovaghiamo, ci perdiamo, respiriamo Istanbul - narghilé, sempre - due anziani turchi che si offrono di insegnarci il backgammon e ci parlano a lungo di Aldo Moro (?) - quando meno te lo aspetti, sentire il muezzin che canta - Istanbul è tutta luci e cose favolose e oriente e locali superfighi, moschee e peyote, terrazze illuminate, mercati con le capre e ragazzi indie, vecchio e nuovo - per strada, pannocchie e vassoi di thé e perline - donne grasse seminude ci lavano e ci massaggiano ed è un'esperienza piuttosto scioccante, quando pensiamo che da noi alle donne anziane non è permesso, possedere un corpo, e questa cosa di femminilità tutta spiaccicata e solidale io non l'avevo mai sentita - una sera rientriamo e Memduh se ne va in giro per casa con un piatto infuocato recitando "ohm" - hashish sul Bosforo - ce ne andiamo con la sensazione che qualcosa di epocale sia avvenuto in noi e attorno a noi, e lasciarla è un trauma - Istanbul-Salonicco-Santorini: 12+25 ore di svacco, e guardare i notiziari in greco e cercare di capire che minchia sta succedendo in Georgia, e poi mi chiama Da e finalmente tutto mi è chiaro - impariamo a dormire con luci accese gente urlante e arriviamo esalando odori molesti, ma ce ne sbattiamo allegramente il cazzo, passeggiamo sul ponte ascoltando gli Afterhours e sentendoci in mezzo a tutto - il greco è spagnolo satanista detto all'incontrario - "signorina...scusi...signorina..." (e altri svarioni che solo noi potremo comprendere) - noi e il quod: problemi e incomprensioni, chilometri e chilometri macinati per sfuggire alla desolazione di Santorini, noi che speravamo di trovarci droghe&ggggiovani&viaggiatori come noi e invece c'era solo l'Italia dei Vanzina - i riposini all'1 di notte prima di uscire per andare a ballare, prendendo per il culo tutto quello che non era NOI - la sensazione del VIAGGIO. e compatiamo quelli che sono qui in VACANZA, ci sembrano poveri e scialbi, e noi amiamo tutto cio' che è brutto solo per il fatto che esiste, e che possiamo vederlo e conoscerlo, ma nessuno capisce cosa intendiamo - Ios e le sue stradine fantastiche e le scalette deliziose e i ristoranti con i topi-mascotte che girano indisturbati tra le foglie di vite penzolanti tra una casa e l'altra, illuminate da millemila lucine colorate - bambini che giocano sulle chiese (ma proprio SOPRA) - Mirabello e magliette fantastiche - noi in ogni caso siamo molto moleste, ma abbiamo il sospetto che se tutti (o quasi) ci odiano è perchè non siamo abbastanza fike&patinate, e abbiamo ancora qualche difficoltà a divertirci ballando come cretine Rise Up alle 5 del pomeriggio, dunque siamo tragicamente fuori target - conosciamo svariati parrucchieri napoletani che ci pettinano e ci idolatrano in vari modi - pieno zeppo di australiani e gente ubriaca a qualsiasi ora del giorno e della notte, torniamo a casa alle 8 del mattino e dobbiamo scavalcare corpi addormentati - ci slinguiamo una fottutissima inglese ubriaca nel cesso del Kandi di prima mattina - avvenimenti random di gente conosciuta per caso, con cui si parla di tutto e niente nei posti e nei momenti più improbabili - playlist: Beirut, Afterhours, Incubus e LoveIsNoise - mare/vento/sabbia/sole - beviamo sempre gratis, sempre molto - dormire sul ponte della nave, il vento maledetto che ci sovrasta, tra due toscani rompicoglioni che ci provano fastidiosamente e che, poverini, ancora non sanno che non gliela daremo mai ma che li stiamo solo usando per riscaldarci, e la necessità ci fa stronze e scaltre, e poi svegliarsi con l'alba che illumina l'enorme H di Elicottero su cui siamo sdraiate, con le tonsille in fiamme - Ancona, finally, e posso leggere giornali, e soprattutto qualcosa che non sia la Guida della Grecia o le componenti del sapone liquido e poi arrivare a casa, con Da che mi aspetta alla stazione e mi raccoglie col cucchiaino e mi mette a letto e mi cura e mi regala un sacco di cose. vado per tornare e avere un po' più di cose per la testa, e sapere che me la cavo anche un po' così, da sola e allo sbaraglio. sacrosanto bisogno di riposo. rigenerazione. libri. ammmmore. poi le foto.(prometto che le metterò, da qualche parte) adieu commenti (7)
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